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L’argento ha mantenuto il guadagno del 2% per la settimana mentre l’oro arranca sotto i 1.300$/oncia mantenendo solo un +0,3%.......

 

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 “Se l’oro chiude sopra i 1.300, avrà possibilità di salire fino alla media mobile a duecento giorni a 1.315$/oncia”, ha osservato una nota di Umicore.

Ma l’oro fatica ancora a trovare supporto sopra i 1300, secondo la divisione asiatica di MKS Pamp, e dovrà consolidarsi sopra questa soglia per poter proseguire con un rialzo. L’interesse è tuttavia situato intorno ai 1290-95$/oncia.

 “L’argento intanto ha trovato supporto sui 16,70$/oncia, e punta verso un aumento”.

L’argento è rimasto sui 16,75$/oncia venerdì, durante una contrazione delle Borse mondiali in attesa del G7 in Canada di questo fine settimana, che vedrà gli USA e gli altri sei membri confrontarsi sui temi della guerra commerciale e le nuove tariffe.

 “Il rapporto oro-argento giovedì ha chiuso ad un punto minore , a 77,42”, ha indicato Scotia Mocatta, “il supporto è a 77,36, il minimo del mese di febbraio”, prevedendo una diminuzione di questo indice con la performance migliore dell’argento rispetto all’oro.

Sotto 77,5 per tutto il venerdì, il rapporto oro/argento punta al minimo di quattro mesi ed è più del 5% minore rispetto al picco di vent’anni toccato all’inizio del 2016.

 “In generale prevediamo che la media del prezzo dell’argento sarà attorno ai 17,40$/oncia per il 2018, un aumento del 2%”, secondo il resoconto Silver Focus rilasciato ieri a Londra e Città del Messico da Metals Focus.

 “Paragonato con l’oro, si tratta di un aumento più contenuto: la media del prezzo dell’oro del 2018 sarà sui 1.330$/oncia, +6% rispetto al 2017”.

Gli ultimi dati mostrano i prestiti privati negli USA un terzo al di sotto delle previsioni, con la crescita minore ad Aprile dal 2011, mentre i prestiti bancari giapponesi hanno rallentato ad una crescita del 2% a maggio, aumento minore degli ultimi quattro anni.

In contrasto con i dati deboli sui prestiti, “l’aumento degli stipendi in America dovrebbe velocizzarsi nei prossimi mesi, come anche in Giappone”, secondo Albert Edwards di SocGen, che indica come i dati della scorsa settimana sulle buste paga americane evidenzino un recente aumento nel tasso delle dimissioni volontarie.

Questo indice è al picco di 18 anni, e in genere tende ad anticipare un aumento degli stipendi di circa sei mesi.

La Fed sta cercando segni di inflazione che possano aumentare gli stipendi, per guidare gli aumenti dei tassi d’interesse del 2018, e si ritiene che un’accelerazione imposta agli stipendi sia il rischio più alto per la stabilità del mercato, secondo Edwards.

Fonte: BullionVault