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Chiusura in lieve rialzo per le borse europee, con Milano che si conferma essere ancora maglia rosa nel Vecchio continente.....

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a cura di Vincenzo Longo


Piazza Affari ha chiuso ai massimi da agosto 2015, inanellando l’ottava seduta consecutiva in rialzo, cosa che non accadeva da gennaio 2015, quando la Bce aveva annunciato il QE. Da inizio anno il FtseMib ha messo a segno una performance del 7,2%, dietro solo all’indice russo RTSI (+9%). Sebbene l’andamento positivo in queste prime due settimane del 2018 coinvolga quasi tutti gli indici azionari mondiali (in rosso solo Messico e Turchia!), Milano negli ultimi giorni sembra avere una marcia in più. La ragione di ciò risiede principalmente in diversi fattori:

- la forte crescita dei rendimenti sul comparto governativo, dopo la decisione della Bank of Japan di ridurre gli acquisti sui bond a lunga scadenza e i verbali della Bce, favorisce il comparto bancario, uno di quelli incide maggiormente nel calcolo dell’indice;

- l’attenuazione del rischio politico, dopo che il leader del partito euroscettico M5S, Luigi Di Maio, ha fatto sapere che “non è più il momento di uscire dall’euro”. Una notizia questa che sembra aver tranquillizzato gli operatori in vista del voto del 4 marzo. Crediamo infatti che la principale fonte di rischio per il mercato sia proprio la vittoria o meno di un partito euroscettico nella terza economia dell’eurozona;

- e in misura inferiore, il balzo del prezzo del greggio (ai massimi da tre anni), che ha favorito il comparto petrolifero.

Rimanendo in Italia, questa sera l’agenzia di rating canadese, DBRS, tornerà a pronunciarsi sul merito creditizio del Belpaese, un anno dopo il declassamento da A a BBB. Il sensibile miglioramento del quadro macro potrebbero essere apprezzato dall’agenzia di rating, anche se appare difficile che ci sia un miglioramento del merito creditizio a meno di due mesi dal voto. Intanto lo spread tra Btp-Bund si è ridotto a 140 punti base, grazie proprio alle vendite sul Bund dopo le minute della Bce e l’accordo di governo in Germania.

Tra le valute, non si è arrestata la corsa dell’euro, con il cambio Eur/Usd arrivato a 1,2150, nuovo massimo da dicembre 2014. Ormai la strada verso 1,25 sembra essere segnata. Dopo i verbali piuttosto hawkish di ieri della Bce, oggi sono state le notizie sul raggiunto accordo di una nuova grande coalizione in Germania tra CDU e SPD a scatenare gli acquisti sulla moneta unica.

Negli USA, la stagione delle trimestrali è partita con i conti migliori delle attese di Wells Fargo e BlackRock, un po’ più deludente JP Morgan. La prossima settimana le trimestrali si intensificheranno con altre banche e i primi industriali.

Continua a destare un po’ di preoccupazione il mondo fixed income, che potrebbe mal digerire eventuali accelerazioni dei rendimenti. Il settore continua ad essere monitorato da vicino dagli addetti ai lavori, il tutto mentre il rendimento del Treasury a 2 anni torna sopra al 2% per la prima volta dal 2008. Se l’inflazione dovesse mantenersi sotto controllo, probabilmente non ci saranno forti ripercussioni. Ma il petrolio rimane una mina vagante che sfugge al controllo delle Banche centrali.

Fonte: IG

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